Napoli-Como 1-2: il palleggio di Fabregas mette in difficoltà Allegri, Højlund non basta

Il Napoli cade al Maradona.

Dopo il successo per 2-0 sul campo del Genoa, la squadra di Massimiliano Allegri perde 1-2 contro il Como di Cesc Fabregas e interrompe subito la propria partenza perfetta in Serie A.

Baturina porta avanti gli ospiti al 17’.

Højlund pareggia al 30’ con una splendida giocata da centravanti.

Ma appena quattro minuti più tardi Douvikas approfitta di un errore nella costruzione del Napoli e firma il gol che decide la partita.

Il risultato apre inevitabilmente delle riflessioni.

Non tanto perché il Napoli abbia perso contro una squadra debole.

Il Como ha mostrato ancora una volta di possedere un’identità precisa, qualità tecnica e una fase di possesso capace di creare problemi.

Il punto è un altro:

il Napoli ha sofferto esattamente nelle situazioni che avevamo individuato prima della partita.

Dopo il nostro Focus su come migliorare la fase offensiva, le chiavi tattiche di Napoli-Como e le probabili formazioni della sfida, il campo ci ha dato indicazioni molto interessanti sul punto in cui si trova realmente il Napoli di Allegri.

Il Como prende subito il controllo attraverso il palleggio

Fin dai primi minuti la differenza più evidente è stata nella capacità delle due squadre di gestire il pallone.

Il Como ha cercato immediatamente di costruire attraverso passaggi corti, mobilità e rotazioni continue.

Il Napoli, invece, ha scelto un atteggiamento più prudente.

Gli azzurri hanno aspettato.

Hanno cercato di chiudere gli spazi.

E una volta recuperato il pallone hanno provato soprattutto a ripartire.

Il dato finale del possesso racconta bene questa differenza:

Como 57,7%

Napoli 42,3%.

Il problema, però, non è stato semplicemente avere meno possesso.

Il problema è stato cosa è successo quando il Como aveva il pallone.

Napoli in difficoltà contro movimento e rotazioni

Fabregas non utilizza un 4-2-3-1 rigido.

Nico Paz si muove.

Da Cunha cambia posizione.

Baturina viene dentro.

Diao attacca lo spazio e l’uomo.

Questo ha costretto il Napoli a continue decisioni:

chi esce?

Chi segue?

Chi protegge lo spazio?

Ed è proprio in queste situazioni che gli azzurri hanno spesso perso riferimenti.

Il Como riusciva a muovere il pallone con maggiore naturalezza, mentre il Napoli reagiva più che imporre.

È una differenza importante.

Perché contro una squadra capace di muovere velocemente uomini e pallone, aspettare senza riuscire poi a recuperare può significare passare lunghi periodi senza avere realmente il controllo della partita.

Il primo gol nasce dal mismatch che temevamo

Al 17’ il Como passa.

Diao riesce a liberarsi sulla destra, supera Olivera e mette un pallone basso dentro l’area.

Baturina controlla, si gira e batte Meret.

0-1.

Ed è probabilmente uno degli episodi più interessanti dal punto di vista tattico.

Olivera era stato scelto anche per garantire maggiore protezione contro un esterno rapido come Diao.

Ma proprio quel duello diventa una delle principali difficoltà del Napoli.

Il Como riesce a creare l’uno contro uno.

Diao lo vince.

La linea viene costretta a scivolare.

Baturina riceve dentro l’area.

È il tipo di situazione che il Napoli doveva evitare.

La risposta del Napoli: Højlund da centravanti vero

La reazione arriva al 30’.

Rrahmani trova una verticalizzazione precisa per Rasmus Højlund.

Il danese controlla al limite dell’area, riesce a liberarsi della marcatura di Ramon e conclude con un sinistro preciso all’angolino.

1-1.

È probabilmente la nota più positiva della serata.

Contro il Genoa Højlund aveva lavorato molto senza trovare il gol.

Contro il Como, invece, riesce finalmente a trasformare una verticalizzazione in una vera occasione.

Ed è esattamente quello che avevamo chiesto nel Focus sulla fase offensiva:

portare Højlund più vicino alla porta e servirlo con maggiore qualità.

Quando il Napoli lo fa, il centravanti dimostra immediatamente cosa può dare.

Quattro minuti dopo arriva l’errore che decide la partita

Il Napoli, però, non riesce neppure ad utilizzare il pareggio per cambiare l’inerzia della gara.

Al 34’ arriva l’episodio decisivo.

Anguissa prova un passaggio rischioso verso Rrahmani.

Baturina pressa.

Il Napoli perde il pallone in una zona pericolosissima.

Douvikas riceve e batte Meret.

1-2 Como.

Il gol nasce da un errore individuale.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi lì.

Il Como aveva preparato la partita proprio per cercare recuperi alti.

E quando una squadra riesce a recuperare il pallone a pochi metri dalla porta avversaria, la probabilità di creare un’occasione di grande qualità aumenta enormemente.

Il Napoli, invece, ancora una volta dimostra di soffrire quando viene pressato nella propria costruzione.

Il problema della prima costruzione non è stato risolto

A Genova era già successo.

Il Genoa aveva messo il Napoli in difficoltà attraverso una pressione aggressiva.

Contro il Como il problema si ripresenta.

E questa volta viene punito.

Lobotka perde un pallone pericoloso al 29’.

Cinque minuti più tardi arriva l’errore Anguissa-Rrahmani che genera il secondo gol.

Non sono episodi completamente separati.

Sono il segnale di un problema che Allegri dovrà affrontare:

come uscire dalla pressione quando l’avversario decide di aggredire alto?

Nel nostro articolo sulle chiavi tattiche di Napoli-Como avevamo indicato proprio questo come primo punto.

Serviva:

superare la pressione senza abbassare troppo Lobotka.

Il Napoli non ci è riuscito con continuità.

Il primo tempo racconta un Como più pericoloso

Il Napoli trova il gol.

Crea qualche situazione.

Noa Lang va vicino alla rete con un colpo di testa al 19’.

Ma il Como dà la sensazione di avere più controllo.

Nel finale del primo tempo gli ospiti costruiscono anche una doppia occasione:

prima Baturina di testa.

Poi Nico Paz.

In entrambe le situazioni Meret salva il Napoli.

Ed è un altro dato importante.

Il Napoli arriva all’intervallo sotto soltanto 1-2 anche grazie al proprio portiere.

Allegri aspetta fino al 56’ per cambiare

Nel secondo tempo il Napoli prova ad aumentare la propria presenza offensiva.

Ma i cambi arrivano soltanto al 56’.

Allegri effettua tre sostituzioni:

De Bruyne per McTominay

Spinazzola per Olivera

Alisson Santos per Noa Lang.

La logica è comprensibile.

Più qualità.

Più capacità di attaccare.

Più imprevedibilità.

Ma questa volta l’effetto non è quello visto a Genova.

De Bruyne prova ad aumentare la qualità

L’ingresso di Kevin De Bruyne dà al Napoli qualche soluzione in più.

Al 63’ il belga riesce ad inserirsi dalle retrovie.

Al 68’ trova un buon suggerimento per Højlund, anche se il danese parte in fuorigioco.

Nel finale prova anche la conclusione dalla distanza e mette diversi palloni dentro l’area.

Ma il Como reagisce tatticamente.

Fabregas modifica progressivamente la propria struttura.

Dal 67’ la squadra difende in una sorta di 5-4-1, abbassando ulteriormente gli spazi disponibili.

Da quel momento il problema del Napoli diventa ancora più evidente.

Tanto possesso territoriale, poche idee

Il Napoli spinge.

Ma non riesce realmente a creare occasioni pulite.

Il Como si abbassa.

Chiude il centro.

Protegge l’area.

E costringe gli azzurri a far circolare il pallone esternamente.

Il ritmo diventa lento.

Le ricezioni sono spesso sui piedi.

Mancano cambi di gioco rapidi.

Mancano movimenti coordinati per isolare gli esterni nell’uno contro uno.

Questo è probabilmente il punto più preoccupante della seconda parte.

Perché contro una squadra che difende bassa, il Napoli non può dipendere soltanto dalla giocata individuale.

Serve una struttura offensiva capace di spostare la difesa.

Il problema dei cambi di gioco

Una delle difficoltà più evidenti riguarda proprio la capacità di cambiare velocemente lato.

Se il Como concentra molti uomini vicino alla zona del pallone, la soluzione naturale dovrebbe essere spostare rapidamente l’azione sul lato opposto.

È così che puoi creare un uno contro uno.

È così che puoi isolare Alisson Santos, Neres o Spinazzola.

Ma il Napoli lo fa raramente.

La circolazione è spesso orizzontale e lenta.

Quando il pallone arriva dall’altra parte, il Como ha già avuto il tempo di scivolare.

Ed è proprio qui che il possesso diventa sterile.

Højlund continua ad essere servito troppo poco

Ancora una volta, Højlund è probabilmente l’attaccante più pericoloso del Napoli.

Segna.

Attacca la profondità.

Combatte.

Tiene impegnati i centrali.

Ma viene servito troppo poco.

Al 73’ approfitta quasi di un retropassaggio rischioso del Como.

Al 68’ De Bruyne prova a trovarlo in profondità.

Ma complessivamente il Napoli fatica a costruire situazioni nelle quali il proprio centravanti possa concludere con continuità.

Questa resta una delle priorità principali.

McTominay lontano dalla migliore condizione

Anche Scott McTominay vive una serata complicata.

Lo scozzese non riesce ad incidere attraverso gli inserimenti che normalmente rappresentano una delle sue principali qualità.

Allegri lo sostituisce al 56’ per inserire De Bruyne.

È ancora presto per giudicare.

Ma contro il Como il Napoli perde proprio una delle armi che avevamo individuato nella vigilia:

l’attacco dello spazio da parte delle mezzali.

Quando McTominay non riesce ad arrivare con continuità negli ultimi trenta metri, Højlund rischia di rimanere troppo isolato.

Politano resta in campo, Vergara no

Una delle domande del post-partita riguarda inevitabilmente Antonio Vergara.

A Genova era stato decisivo.

Assist per De Bruyne.

Gol dello 0-2.

Contro il Como resta invece in panchina.

Politano gioca tutta la partita senza riuscire ad incidere in modo particolare.

Allegri sceglie altre soluzioni.

Prima Alisson Santos.

Poi Neres e Lucca all’80’.

È una scelta che meriterà di essere osservata nelle prossime gare.

Perché Vergara aveva mostrato proprio quelle caratteristiche che contro il Como sembravano mancare:

energia.

Movimento.

Aggressività.

Capacità di giocare anche senza pallone.

I cambi questa volta non ribaltano la partita

All’80’ entrano Neres e Lucca per Anguissa e Højlund.

Il Napoli passa ad una struttura ancora più offensiva.

Ma il Como rimane compatto.

Alisson Santos prova una conclusione all’83’.

Lucca colpisce di testa al 90’.

De Bruyne mette palloni dentro l’area.

Non basta.

Il Napoli attacca.

Ma non riesce realmente a scardinare la struttura costruita da Fabregas.

Il gol annullato a Lobotka

Nel recupero arriva l’ultima illusione.

Dopo una situazione confusa nell’area del Como, il pallone arriva a Lobotka.

Lo slovacco conclude e trova il gol del 2-2.

Ma la rete viene annullata per un’irregolarità nell’azione che coinvolge Lucca.

È l’ultima occasione.

Pochi minuti dopo arriva il triplice fischio.

Napoli 1-2 Como.

Le nostre chiavi tattiche: cosa è successo davvero

Prima della partita avevamo individuato alcuni punti precisi.

Superare la prima pressione

Non riuscito.

Il Como ha recuperato diversi palloni nella metà campo del Napoli e proprio da una pressione alta nasce il gol decisivo.

McTominay negli spazi

Quasi assente.

Lo scozzese non è riuscito a dare continuità ai propri inserimenti.

Isolare gli esterni

Problema irrisolto.

Il Napoli ha fatto pochi cambi di gioco rapidi e raramente ha creato veri uno contro uno puliti.

Portare Højlund vicino alla porta

Parzialmente riuscito.

Il centravanti ha segnato un grande gol, ma è stato ancora servito troppo poco.

De Bruyne come soluzione

Ha aumentato la qualità, ma non è bastato.

Questa volta la partita non aveva gli stessi spazi concessi dal Genoa.

Proteggere le transizioni

Problema evidente.

Il primo gol nasce dall’uno contro uno perso sulla fascia.

Il secondo da una palla persa sotto pressione.

Il Como ha fatto meglio ciò che il Napoli vuole imparare

Questa è probabilmente la riflessione più interessante della partita.

Il Como ha:

costruito sotto pressione;

mosso continuamente uomini e pallone;

recuperato palla alto;

creato superiorità attraverso le rotazioni;

difeso compatto quando è passato in vantaggio.

Il Napoli, invece, è apparso molto più dipendente dalle transizioni e dalle iniziative individuali.

Non significa che Allegri debba trasformare il Napoli nel Como.

Sono due idee differenti.

Ma una squadra che vuole competere ad alto livello deve avere più di un modo per creare occasioni.

Napoli rimandato, non bocciato

Il rischio dopo una sconfitta del genere è passare immediatamente agli estremi.

Non serve.

Siamo alla seconda giornata.

Il Napoli ha cambiato allenatore.

Diversi giocatori stanno ancora cercando la migliore condizione.

Allegri sta ancora costruendo gerarchie e automatismi.

Il Como, invece, lavora da più tempo sugli stessi principi.

La differenza si è vista.

Ma proprio per questo la sconfitta può essere utile.

Perché mette in evidenza problemi concreti.

Le cose da migliorare subito

Dopo due partite ufficiali, le priorità iniziano a diventare abbastanza chiare.

1. Uscita dalla pressione

Il Napoli non può continuare a rischiare palloni così pericolosi nella propria metà campo.

2. Cambi di gioco

Servono per isolare gli esterni e creare uno contro uno.

3. Movimento senza pallone

Troppi giocatori vogliono ricevere sui piedi.

4. Più uomini vicino a Højlund

Il centravanti non può essere lasciato solo contro due centrali.

5. Pressing e riconquista

Il Napoli non deve necessariamente diventare una squadra che pressa altissimo sempre.

Ma deve sviluppare momenti nei quali recuperare pallone più vicino alla porta avversaria.

6. Tempismo dei cambi

A Genova la panchina aveva deciso la partita.

Contro il Como le sostituzioni non hanno prodotto lo stesso effetto.

Adesso arriva l’Inter

Il calendario non aspetta.

Dopo la sconfitta contro il Como, il Napoli sarà chiamato ad affrontare l’Inter a San Siro.

Un test completamente diverso.

E probabilmente ancora più difficile.

Ma la partita del Maradona ha già indicato cosa Allegri deve cercare.

Non necessariamente più possesso.

Più qualità con il possesso.

Non necessariamente pressing per novanta minuti.

Più capacità di riconquistare il pallone nei momenti giusti.

Non necessariamente cambiare sistema.

Migliorare i principi dentro quel sistema.

Il Napoli di Allegri non è bocciato.

È semplicemente arrivato al primo vero momento della stagione nel quale il risultato obbliga a guardare con attenzione ciò che non funziona.

A Genova aveva vinto soffrendo.

Contro il Como ha sofferto senza riuscire a trovare la soluzione.

La prossima evoluzione dovrà essere proprio questa:

imparare a creare la partita quando non basta aspettarla.