Il Napoli non ha tempo per fermarsi.
La sconfitta per 2-1 contro il Como ha lasciato diversi interrogativi sulla squadra di Massimiliano Allegri, ma il calendario propone immediatamente un test ancora più impegnativo:
Inter-Napoli.
Dopo la nostra analisi tattica di Napoli-Como 1-2, la domanda diventa inevitabile:
cosa deve cambiare il Napoli per affrontare un avversario di livello superiore?
Il risultato contro il Como racconta soltanto una parte della storia.
Gli azzurri hanno prodotto 1.35 expected goals contro 1.02, ma allo stesso tempo hanno concesso 21 tiri, 6 conclusioni nello specchio e 40 tocchi nell’area di rigore, contro i 30 del Napoli.
Non è quindi soltanto un problema di fase offensiva.
È soprattutto una questione di:
controllo della partita.
Il Napoli ha creato, ma il Como ha controllato di più
Il dato xG merita attenzione.
Napoli 1.35
Como 1.02
Significa che, considerando la qualità delle occasioni prodotte, la partita è stata più equilibrata di quanto potrebbe suggerire una lettura basata soltanto sul palleggio del Como.
Ma altri numeri raccontano perché la squadra di Fabregas abbia dato la sensazione di comandare maggiormente la gara.
Il Como ha chiuso con:
58% di possesso
609 passaggi contro 442
91% di precisione nei passaggi contro 87%
21 tiri contro 13
7 corner contro 2
45 duelli vinti contro 35
Il Napoli ha quindi costruito alcune buone occasioni, ma non è riuscito a controllare con continuità né il pallone né il territorio.
Ed è proprio questo uno dei primi aspetti da correggere verso San Siro.
“Troppo passivi e leggerini”: Allegri ha individuato il problema
Nel post-partita Allegri è stato molto chiaro.
Il tecnico ha parlato di un Napoli troppo “passivo” e in alcuni momenti troppo “leggerino” quando deve difendere.
È probabilmente la definizione migliore della difficoltà vista contro il Como.
Aspettare l’avversario non è necessariamente un problema.
Fa parte anche dell’idea di calcio di Allegri.
Ma aspettare non può significare permettere all’avversario di giocare senza pressione fino agli ultimi trenta metri.
I numeri sui duelli confermano una differenza di aggressività:
Como 45
Napoli 35
Contro l’Inter servirà una squadra più aggressiva.
Non necessariamente più caotica.
Il problema numero uno resta l’uscita dalla pressione
Contro il Genoa era stato un primo campanello d’allarme.
Contro il Como è diventato un problema decisivo.
Il secondo gol nasce proprio da una costruzione sbagliata.
Anguissa cerca Rrahmani sotto pressione.
Baturina recupera il pallone.
Douvikas punisce immediatamente gli azzurri.
Pochi minuti prima anche Lobotka aveva perso un pallone che aveva permesso al Como di ripartire.
Non sono episodi completamente separati.
Il Napoli continua ad avere difficoltà quando l’avversario decide di aggredire con molti uomini la prima costruzione.
Contro l’Inter il rischio sarà ancora maggiore.
La regola deve quindi diventare semplice:
uscita corta quando esistono realmente spazio e superiorità.
Quando invece la pressione chiude tutte le linee:
verticalizzazione.
Perdere il pallone a trenta metri dalla propria porta rimane la situazione peggiore.
Lobotka non può risolvere tutto da solo
Quando il Napoli viene pressato, Lobotka tende naturalmente ad abbassarsi per offrire una soluzione ai centrali.
Contro il Como ha toccato 63 palloni, molto più di diversi compagni offensivi.
Ma se lo slovacco deve continuamente iniziare l’azione vicino alla propria area, il Napoli rischia di perderlo nella fase successiva della costruzione.
Superare la prima pressione non basta.
Bisogna poi avere qualcuno in grado di gestire il pallone:
oltre quella pressione.
Per questo i centrali, Anguissa e McTominay dovranno assumersi maggiore responsabilità.
McTominay: prestazione limitata e problema fisico da monitorare
La situazione di Scott McTominay diventa uno dei temi principali della settimana.
Contro il Como lo scozzese ha registrato appena:
20 tocchi
1 conclusione
0 duelli vinti
prima della sostituzione.
Eppure quella singola conclusione, arrivata al 6’, aveva un valore di 0.28 xG:
una delle occasioni più importanti prodotte dal Napoli.
È un dato che sintetizza perfettamente il suo valore.
Quando McTominay riesce ad attaccare l’area, diventa pericolosissimo.
Il problema è riuscire a portarlo lì con maggiore continuità.
A questo si aggiunge la questione delle vesciche ai piedi.
Secondo quanto spiegato dal dottor Vitali, quando problemi di questo tipo diventano ricorrenti possono essere trattati anche attraverso piccoli interventi ambulatoriali.
In quel caso, lo stop potrebbe essere di circa:
una settimana-dieci giorni.
Non sappiamo se questa soluzione sarà necessaria per McTominay.
Ma la situazione andrà inevitabilmente monitorata.
Senza McTominay cambierebbe anche il Napoli
L’eventuale assenza o una condizione non ottimale dello scozzese non rappresenterebbe soltanto un cambio di nome.
Cambierebbe una caratteristica della squadra.
McTominay è probabilmente il centrocampista più naturale nell’attaccare l’area partendo da dietro.
Højlund occupa i centrali.
Gli esterni allargano la linea.
McTominay arriva nello spazio che si crea.
Senza questa soluzione Allegri dovrebbe trovare un modo differente per accompagnare l’azione offensiva.
Ed è qui che entra inevitabilmente in gioco:
Kevin De Bruyne.
De Bruyne: può ancora partire dalla panchina?
Nelle prime due giornate De Bruyne ha già mostrato quanto possa modificare il Napoli.
A Genova:
gol e assist entrando dalla panchina.
Contro il Como:
ingresso al 56’ e maggiore qualità nella costruzione offensiva.
I numeri individuali sono interessanti.
Nonostante abbia disputato soltanto parte della gara, il belga ha registrato 34 tocchi e soprattutto 0.19 expected assist, il valore più alto tra i centrocampisti del Napoli.
Non è riuscito a ribaltare il risultato.
Ma ha prodotto immediatamente qualcosa che alla squadra mancava:
qualità nell’ultimo passaggio.
In vista dell’Inter la domanda diventa quindi sempre più difficile da evitare:
De Bruyne deve ancora essere considerato principalmente un game changer oppure è arrivato il momento di utilizzarlo dall’inizio?
Højlund: 20 tocchi, ma basta un pallone
La certezza offensiva continua invece ad essere Rasmus Højlund.
Contro il Como il danese ha toccato il pallone appena:
20 volte.
Eppure ha prodotto:
0.31 xG complessivi
2 conclusioni
1 gol
Ancora più interessante è il valore della conclusione trasformata in rete:
0.05 xG.
Rrahmani verticalizza.
Højlund controlla.
Protegge il pallone.
Si libera del difensore.
E trova l’angolo con il sinistro.
È il gesto di un centravanti capace di trasformare una situazione poco favorevole in un gol.
Per Allegri, quindi, il problema non è rendere Højlund più pericoloso.
È:
coinvolgerlo di più.
Il Napoli deve avvicinarsi al proprio centravanti
Venti tocchi per un centravanti possono essere sufficienti se la squadra riesce a servirlo nelle zone decisive.
Ma Højlund passa ancora troppo tempo isolato.
Contro l’Inter dovranno esserci più giocatori vicino a lui.
McTominay, se disponibile.
De Bruyne.
Politano o l’esterno opposto.
Quando Højlund riceve e deve combattere da solo contro due o tre difensori, il Napoli perde gran parte del vantaggio creato dalla verticalizzazione.
Quando invece qualcuno attacca lo spazio intorno a lui, la giocata del danese può diventare l’inizio dell’azione e non soltanto la sua conclusione.
La difesa ha lavorato molto: il problema nasce prima
Anche i dati dei centrali meritano una lettura meno superficiale.
Rrahmani ha chiuso con:
12 interventi difensivi
6 duelli vinti
Rafa Marin con:
9 interventi difensivi
4 duelli vinti
Questo suggerisce che il problema non sia stato semplicemente una cattiva prestazione individuale dei difensori.
Sono stati costretti ad intervenire molto.
Troppo.
Il Como ha avuto 40 tocchi nell’area del Napoli e ha prodotto 21 conclusioni.
Se l’avversario arriva così frequentemente fino alla linea arretrata, prima o poi il difensore può sbagliare.
Ed è proprio qui che ritorna il concetto utilizzato da Allegri:
passività.
Il dato difensivo che deve preoccupare Allegri
A livello di squadra il Napoli ha registrato soltanto:
6 tackle
5 intercetti
Il Como:
9 tackle
15 intercetti
Non sono numeri che spiegano da soli una partita.
Ma raccontano una differenza.
Il Como ha spesso anticipato.
Il Napoli ha spesso reagito.
Contro l’Inter questo deve cambiare.
Non serve pressing folle: serve pressing coordinato
La soluzione non è trasformare improvvisamente il Napoli in una squadra che pressa uomo contro uomo per novanta minuti.
Non è probabilmente ciò che Allegri vuole.
Ma deve esistere un pressing selettivo.
Ci sono situazioni nelle quali la squadra deve riconoscere il momento per salire:
passaggio laterale lento
controllo sbagliato
giocatore spalle alla porta
retropassaggio verso il portiere
ricezione vicino alla linea laterale
Lì il Napoli deve muoversi insieme.
Se pressa soltanto un giocatore, l’avversario esce facilmente.
Se si muove tutta la squadra, può recuperare il pallone più vicino alla porta.
Il cambio di gioco deve diventare una vera arma
Contro il Como è mancata anche una soluzione fondamentale per mettere in difficoltà una squadra che scivolava bene lateralmente.
Il cambio di gioco rapido.
Se l’avversario concentra quattro o cinque uomini vicino al pallone, sul lato opposto si crea inevitabilmente spazio.
Ma quello spazio dura pochi secondi.
Se il Napoli utilizza cinque o sei passaggi per arrivarci, la difesa ha già avuto il tempo di ricompattarsi.
A San Siro serviranno cambi di fronte più rapidi.
Due passaggi.
Non sei.
Questo può permettere agli esterni di ricevere finalmente in vere situazioni di uno contro uno.
Vergara resta una possibilità da non dimenticare
C’è poi Antonio Vergara.
A Genova:
assist per De Bruyne.
Gol dello 0-2.
Contro il Como:
novanta minuti in panchina.
È una delle scelte che hanno lasciato più interrogativi.
Il Napoli aveva difficoltà nel movimento senza pallone.
Mancava aggressività.
Mancava energia.
Vergara aveva mostrato esattamente queste caratteristiche nella prima giornata.
Non significa necessariamente che debba partire titolare a San Siro.
Ma significa che dovrebbe essere considerato seriamente all’interno delle rotazioni.
Transizioni: contro l’Inter possono diventare un’arma
Contro il Como le transizioni sono state soprattutto un problema.
Contro l’Inter potrebbero diventare anche una grande opportunità.
A San Siro il Napoli potrebbe trovare più spazio rispetto alla partita del Maradona.
L’Inter porterà uomini in avanti.
Gli esterni accompagneranno l’azione.
I centrocampisti attaccheranno gli ultimi trenta metri.
Se il Napoli recupera il pallone e riesce ad uscire rapidamente, può trovare spazio alle spalle della prima pressione.
Ed è qui che diventano fondamentali:
Højlund in profondità.
McTominay in accompagnamento, se disponibile.
De Bruyne nella prima verticalizzazione.
Gli esterni pronti ad attaccare lo spazio.
Il Napoli non deve vergognarsi di ripartire.
Deve semplicemente farlo con maggiore qualità.
Cosa deve cambiare davvero Allegri
Dopo due giornate iniziano a emergere alcune priorità abbastanza precise.
1. Più aggressività difensiva
Aspettare non deve significare diventare passivi.
2. Migliore uscita dalla pressione
È stato un problema sia contro il Genoa sia contro il Como.
3. Circolazione più rapida
Il pallone deve arrivare sul lato debole prima che l’avversario riesca a ricompattarsi.
4. Più palloni per Højlund
Venti tocchi sono pochi per il giocatore che sta mostrando maggiore capacità di trasformare le occasioni.
5. Chiarire il ruolo di De Bruyne
La sua qualità nella rifinitura sta diventando sempre più difficile da lasciare fuori dall’undici iniziale.
6. Monitorare McTominay
La sua condizione fisica può modificare significativamente il centrocampo azzurro.
7. Utilizzare meglio Vergara
Soprattutto quando servono energia, movimento e aggressività.
San Siro deve dare una risposta, non una sentenza
Siamo soltanto alla terza giornata.
Il Napoli ha tre punti.
Ha vinto una partita difficile a Genova.
Ha perso contro un Como tecnicamente molto organizzato.
Allegri sta ancora costruendo la squadra.
Ma Inter-Napoli arriva nel momento perfetto per verificare qualcosa di più importante del risultato.
La capacità di imparare.
Il Como ha mostrato al Napoli dove sono oggi i suoi limiti.
I numeri li rendono ancora più chiari:
42% di possesso.
21 tiri concessi.
45 duelli persi contro i 35 vinti.
Solo 20 tocchi per Højlund.
Solo 20 per McTominay.
Ma anche 1.35 xG prodotti, segnale che non tutto ciò che è stato costruito va cancellato.
Allegri non deve rivoluzionare il Napoli.
Deve collegarlo meglio.
Difesa.
Costruzione.
Centrocampo.
Attacco.
Più aggressività.
Più velocità.
Meno passività.
E soprattutto una squadra capace di mettere Højlund e i giocatori di maggiore qualità nelle condizioni di incidere più spesso.
La sconfitta contro il Como ha posto le domande.
Inter-Napoli deve iniziare a darci le risposte.