Il Napoli esce da San Siro con una sconfitta che fa molto più male di quella contro il Como.
Non tanto per il risultato.
Ma per come è arrivata.
La squadra di Massimiliano Allegri aveva costruito la partita quasi perfetta per oltre cinquanta minuti, era riuscita a portarsi addirittura sul 2-0 grazie ai gol di Politano e Højlund, aveva avuto altre occasioni per colpire e sembrava vicina a completare un’impresa enorme contro l’Inter.
Poi tutto è cambiato.
Lautaro Martinez ha riaperto la partita.
Thuram ha trovato il pareggio.
E al 91’ ancora Lautaro ha completato la rimonta nerazzurra.
Inter 3-2 Napoli.
Seconda sconfitta consecutiva per gli azzurri.
Ma questa volta la sensazione è completamente diversa rispetto al ko contro il Como.
Perché a San Siro il Napoli ha mostrato anche molte delle cose che avevamo chiesto nel nostro Focus su cosa doveva cambiare Allegri dopo il Como e nell’analisi delle chiavi tattiche di Inter-Napoli.
Aggressività.
Ripartenze.
Verticalizzazioni.
Maggiore capacità di sfruttare Højlund.
Il problema è che tutto questo è stato cancellato da un finale nel quale il Napoli ha progressivamente perso campo, coraggio e controllo.
Ed è proprio qui che nasce la riflessione più importante:
questo non è ancora il Napoli di Allegri.
Il primo tempo è probabilmente il migliore del Napoli finora
Nelle prime due giornate il Napoli aveva avuto difficoltà soprattutto nella prima parte delle gare.
Contro Genoa e Como gli azzurri avevano spesso lasciato l’iniziativa agli avversari senza riuscire ad essere realmente pericolosi.
A San Siro succede qualcosa di diverso.
L’Inter parte forte.
Ma il Napoli non si limita a difendere.
Già al 6’ arriva una grandissima occasione.
Alisson Santos accelera sulla sinistra e mette un pallone rasoterra dentro l’area.
Anguissa arriva in corsa.
Martinez compie una grande parata.
Politano prova immediatamente il tap-in.
Ancora il portiere dell’Inter salva.
È un’azione che racconta esattamente ciò che il Napoli deve cercare:
recupero
accelerazione
attacco dello spazio
più uomini dentro l’area
Contro il Como questa capacità era mancata quasi completamente.
Contro l’Inter, invece, il Napoli dimostra subito di poter fare male.
Il Napoli accetta i duelli
Un altro cambiamento evidente riguarda l’atteggiamento.
Il Napoli non domina il pallone.
L’Inter chiuderà infatti con il 62,9% di possesso contro il 37,1% degli azzurri.
Ma questa volta avere meno possesso non significa essere necessariamente passivi.
Gli uomini di Allegri difendono bassi in diversi momenti.
Accettano i duelli.
Proteggono l’area.
E soprattutto provano immediatamente a ripartire.
È probabilmente il primo vero segnale di quello che Allegri vorrebbe costruire.
Difesa compatta e transizioni veloci.
Per lunghi tratti funziona.
Højlund è già dentro la partita
Al 19’ Di Lorenzo prova a verticalizzare per Højlund.
Il danese parte leggermente in ritardo.
Al 45’ arriva poi una grande occasione.
Rrahmani prolunga un corner sul secondo palo.
Højlund si trova davanti alla porta.
La conclusione non ha sufficiente cattiveria e Martinez riesce a respingere.
Ma ancora una volta il centravanti dimostra di essere dentro la partita.
Contro il Como aveva toccato pochi palloni ma era comunque riuscito a segnare.
A San Siro il Napoli sembra aver capito meglio come utilizzarlo.
L’Inter crea, ma il Napoli resiste
Naturalmente il primo tempo non è dominato dagli azzurri.
L’Inter crea.
Diouf impegna Meret già al 2’.
Pio Esposito va vicino alla rete di testa.
Bisseck produce diverse conduzioni aggressive.
Dimarco colpisce addirittura la traversa direttamente su calcio di punizione nel recupero.
Ma il Napoli rimane dentro la partita.
Meret risponde.
La linea difensiva soffre, ma regge.
E soprattutto gli azzurri non perdono completamente la capacità di ripartire.
Si va all’intervallo sullo:
0-0.
Considerando il contesto, è probabilmente il miglior primo tempo del Napoli nelle prime tre giornate.
Il secondo tempo inizia nel modo perfetto
Poi arriva l’inizio di ripresa che nessuno si aspettava.
Al 50’ l’Inter sbaglia in costruzione.
Højlund serve Alisson Santos.
L’esterno conclude.
Martinez respinge.
Politano arriva sulla seconda palla.
La prima conclusione viene murata da Barella.
La seconda entra.
0-1 Napoli.
È un gol che nasce esattamente da uno dei concetti analizzati prima della partita:
recuperare e verticalizzare immediatamente.
Il Napoli non ha bisogno di venti passaggi.
Attacca una struttura ancora aperta.
E punisce.
Højlund rompe finalmente il tabù di San Siro
Passano appena tre minuti.
Succede qualcosa di ancora più sorprendente.
Dopo una ripartenza di Alisson, l’Inter sembra riuscire a liberare.
Ma il pallone non esce.
Di Lorenzo rimane concentrato.
Recupera.
Serve Højlund.
Il danese calcia rasoterra verso l’angolo.
0-2.
San Siro ammutolito.
E soprattutto:
secondo gol consecutivo per Højlund.
Dopo il Como arriva anche la rete contro l’Inter.
Il centravanti cancella così il tabù personale nello stadio milanese e conferma una cosa ormai piuttosto evidente:
quando il Napoli riesce a metterlo nelle condizioni di concludere, Højlund può diventare uno dei principali riferimenti offensivi della squadra.
Sullo 0-2 il Napoli aveva la partita che voleva
Questo è probabilmente il momento fondamentale dell’intera analisi.
Il Napoli è avanti:
0-2.
L’Inter deve attaccare.
Gli spazi aumentano.
È esattamente la situazione nella quale una squadra costruita sulle ripartenze dovrebbe sentirsi più a proprio agio.
Il Napoli avrebbe potuto abbassarsi.
Ma mantenendo sempre una minaccia offensiva.
Højlund davanti.
Alisson in profondità.
Politano pronto a ripartire.
Anguissa ad accompagnare.
La possibilità di trovare il terzo gol esisteva.
Invece la partita cambia completamente.
Lautaro riapre immediatamente tutto
Al 56’ l’Inter trova il gol.
Zielinski cerca Dimarco sul secondo palo.
L’esterno rimette immediatamente il pallone al centro.
Lautaro Martinez arriva dentro l’area e segna.
1-2.
È una giocata molto rapida.
Ma soprattutto arriva appena tre minuti dopo il raddoppio di Højlund.
Il Napoli non riesce quindi neppure ad utilizzare il doppio vantaggio per rallentare la partita.
L’Inter torna immediatamente viva.
E da quel momento la pressione nerazzurra aumenta.
L’Inter cambia ritmo attraverso la panchina
Qui emerge anche una delle differenze principali tra le due squadre.
Chivu cambia.
All’intervallo entrano:
Thuram
e
Curtis Jones.
Successivamente arrivano anche:
Carlos Augusto
Calhanoglu
e altre soluzioni offensive.
L’Inter modifica uomini e intensità.
Ma soprattutto ogni cambio sembra aumentare il livello della squadra.
È una differenza importante.
Perché il Napoli, invece, ottiene l’effetto opposto.
I primi cambi di Allegri
Al 62’ Allegri effettua due sostituzioni.
Escono:
Vergara
Politano
Entrano:
De Bruyne
Neres
Sono cambi comprensibili.
De Bruyne dovrebbe aumentare la qualità.
Neres dovrebbe offrire velocità.
Ma il risultato tattico non è quello sperato.
Il Napoli comincia progressivamente ad abbassarsi.
L’Inter recupera metri.
Le ripartenze diventano meno frequenti.
E soprattutto Højlund rimane sempre più isolato.
Il cambio Højlund-Lucca pesa moltissimo
Al 72’ arriva una delle scelte più discusse.
Esce:
Højlund.
Entra:
Lucca.
Il danese aveva segnato.
Aveva tenuto impegnata la difesa dell’Inter.
Aveva offerto una minaccia costante in profondità.
Toglierlo significa modificare completamente il modo nel quale il Napoli può ripartire.
Lucca offre:
fisicità
gioco aereo
presenza centrale
Ma non lo stesso attacco dello spazio.
Il Napoli diventa quindi ancora più portato ad aspettare e difendere.
Allegri prova a chiudere la partita
Successivamente arrivano altre sostituzioni.
Gilmour entra per Lobotka.
E soprattutto Badiashile entra per Alisson Santos.
Il Napoli passa progressivamente verso una struttura molto più difensiva.
Una sorta di:
5-4-1.
L’idea è chiara.
Aumentare centimetri.
Difendere i cross.
Proteggere l’area.
Portare il risultato fino al triplice fischio.
Ma il messaggio che arriva alla squadra è altrettanto chiaro:
adesso dobbiamo soltanto resistere.
Ed è proprio lì che il Napoli perde ciò che aveva fatto bene per gran parte della partita.
Il Napoli chiama avanti l’Inter
La squadra smette quasi completamente di cercare il terzo gol.
La linea si abbassa.
Le distanze dalla porta dell’Inter aumentano.
Lucca rimane spesso isolato.
De Bruyne e Neres faticano a ricevere palloni realmente giocabili.
Ogni recupero diventa un nuovo pallone riconsegnato all’Inter.
Ed è il rischio principale quando si difende così bassi:
se non riesci mai a risalire, ogni azione dell’avversario diventa potenzialmente quella decisiva.
Thuram avvisa il Napoli
Al 73’ arriva già un segnale enorme.
Cross di Diouf.
Thuram prende il tempo a Rafa Marin.
Colpo di testa.
Palo.
Il Napoli è avvisato.
L’Inter sta cercando con sempre maggiore insistenza proprio quella soluzione.
Cross.
Palla sul secondo palo.
Duello aereo.
Ma gli azzurri non riescono a cambiare l’inerzia.
Badiashile entra per difendere i cross, ma viene punito proprio lì
All’80’ Allegri inserisce Badiashile.
La logica è evidente.
Più centimetri.
Più forza.
Più capacità nel gioco aereo.
Due minuti dopo, però, succede esattamente ciò che il cambio avrebbe dovuto evitare.
Carlos Augusto crossa dalla sinistra.
Thuram attacca l’area.
Badiashile perde il duello.
Colpo di testa.
2-2.
È un esordio durissimo per il nuovo difensore.
Entrato proprio per aumentare la solidità della linea, viene immediatamente sovrastato nell’azione del pareggio.
Il problema non è soltanto Badiashile
Sarebbe però troppo semplice attribuire tutto al singolo errore.
Il problema nasce prima.
Il Napoli ha progressivamente permesso all’Inter di:
occupare stabilmente la propria metà campo
crossare con continuità
recuperare seconde palle
portare molti uomini dentro e vicino all’area
In una situazione simile, prima o poi un duello può essere perso.
Il vero errore collettivo è aver accettato di passare troppo tempo dentro la propria area.
Il Napoli perde il controllo proprio cercando più controllo
Questo è forse il paradosso principale della partita.
Allegri cambia sistema per avere:
più protezione
più centimetri
più uomini dietro
Ma il risultato è esattamente il contrario.
Il Napoli perde completamente il controllo.
Non quello del possesso.
Quello della partita.
L’Inter decide:
dove giocare.
Quando accelerare.
Quando crossare.
Quando alzare il ritmo.
Il Napoli reagisce.
E torna quella parola che Allegri aveva utilizzato dopo il Como:
passività.
Eppure il Napoli ha avuto ancora due occasioni gigantesche
Ed è qui che la sconfitta diventa ancora più dolorosa.
Perché nonostante tutto il Napoli ha avuto la possibilità di vincere.
All’88’ arriva una ripartenza perfetta.
De Bruyne verticalizza.
Neres parte.
Si presenta in una situazione favorevole.
Ma conclude alto.
Poteva essere:
2-3.
Un minuto dopo arriva un’altra occasione incredibile.
Cross da sinistra.
Lucca prova la conclusione al volo.
Anguissa si trova praticamente davanti alla porta.
Devia.
Ma non riesce incredibilmente a trovare la rete.
Due occasioni gigantesche.
Due possibilità di riportarsi avanti.
Entrambe sprecate.
Qui emerge anche il problema delle rotazioni
La differenza tra Inter e Napoli si vede anche qui.
Chivu inserisce Thuram.
Thuram segna.
Inserisce Carlos Augusto.
Carlos Augusto serve l’assist per il 2-2.
Inserisce Calhanoglu.
L’Inter continua ad aumentare il proprio livello.
Il Napoli cambia.
Ma nessuno dei nuovi entrati riesce realmente ad aggiungere qualcosa di decisivo.
De Bruyne crea l’occasione per Neres.
Ma il brasiliano sbaglia.
Lucca entra per Højlund.
Ma non riesce a trasformare le occasioni.
Badiashile entra per proteggere l’area.
Ma perde il duello sul 2-2.
È una differenza enorme.
E probabilmente una delle ragioni principali della rimonta.
Al 91’ arriva la condanna
Il Napoli ha appena sprecato due occasioni.
L’Inter torna dall’altra parte.
Corner.
Pallone respinto.
Carlos Augusto rimette dentro.
Bisseck prova a controllare.
Akanji riesce a servire Lautaro.
L’argentino riceve praticamente dentro l’area piccola.
Meret non può fare nulla.
3-2 Inter.
San Siro esplode.
Il Napoli crolla.
La partita è finita.
Cinque gol subiti in due partite
Il dato più preoccupante dopo tre giornate è inevitabilmente quello difensivo.
Dopo il:
Napoli-Como 1-2
arriva:
Inter-Napoli 3-2.
Cinque gol subiti in due partite.
Per una squadra allenata da Allegri è un dato particolarmente significativo.
Perché la solidità difensiva dovrebbe essere uno dei principi sui quali costruire il progetto.
Invece oggi il Napoli continua a concedere troppo.
Contro il Como erano stati errori nella costruzione e passività.
Contro l’Inter il problema è stato differente.
Il Napoli ha difeso bene per lunghi tratti.
Ma nel finale la struttura è crollata.
Rafa Marin perde Lautaro sul gol decisivo
Anche la gestione dell’area sul 3-2 lascia interrogativi.
Nell’azione finale Lautaro riesce a trovare spazio molto vicino alla porta.
È un errore che pesa.
Ma anche in questo caso dobbiamo leggere l’azione dentro il contesto.
Il Napoli era ormai completamente schiacciato.
L’Inter continuava a mettere palloni dentro.
La linea azzurra era costretta a difendere azione dopo azione.
È il tipo di situazione che aumenta inevitabilmente la probabilità dell’errore individuale.
Højlund è probabilmente la notizia migliore
Dentro una sconfitta così dolorosa c’è però una certezza.
Rasmus Højlund.
Secondo gol consecutivo.
Prestazione importante.
Presenza fisica.
Capacità di attaccare.
Qualità nella finalizzazione.
Il centravanti sembra oggi uno dei pochi giocatori del Napoli già realmente dentro la stagione.
La scelta di sostituirlo al 72’ farà inevitabilmente discutere proprio perché fino a quel momento era stato uno degli uomini più pericolosi.
Ed è anche una dimostrazione del problema della profondità della rosa.
Se Højlund esce, il Napoli cambia completamente caratteristiche.
Vergara supera ancora una prova importante
Anche Antonio Vergara offre indicazioni positive.
Allegri lo preferisce a De Bruyne dall’inizio.
Una scelta forte.
Il giovane centrocampista gioca in un contesto difficilissimo.
Corre.
Pressa.
Aiuta Lobotka e Anguissa.
Riceve anche un’ammonizione al 35’ per una trattenuta su Zielinski, segnale di quanto fosse coinvolto nel lavoro di pressione.
Non è una partita perfetta.
Ma è un altro passo importante.
E soprattutto conferma che Allegri lo considera ormai realmente all’interno delle rotazioni.
Lobotka-Calhanoglu: il duello cambia durante la partita
Un’altra curiosità riguarda Calhanoglu.
Chivu sorprende tutti lasciandolo inizialmente fuori.
Il regista dell’Inter entra soltanto al 72’.
Ed è proprio nella fase finale che il Napoli perde progressivamente il controllo centrale.
Non possiamo attribuire tutto al suo ingresso.
Ma certamente la qualità tecnica dell’Inter aumenta ulteriormente.
Il Napoli, contemporaneamente, toglie Lobotka al 79’.
Da quel momento il peso tecnico nel controllo della partita cambia ancora di più.
Le nostre chiavi tattiche: cosa è successo davvero
Prima della partita avevamo individuato diversi punti.
Superare la prima pressione
Molto meglio rispetto al Como.
Il Napoli ha avuto meno problemi nella prima costruzione e ha soprattutto scelto più spesso la verticalizzazione.
Utilizzare De Bruyne nella verticalizzazione
Parzialmente.
Parte dalla panchina, ma entrando crea la grande occasione per Neres nel finale.
Servire Højlund in profondità
Riuscito.
Il danese trova il secondo gol consecutivo e rappresenta una minaccia costante.
Attaccare dietro gli esterni dell’Inter
Riuscito soprattutto con Alisson.
La velocità del brasiliano crea diversi problemi.
Proteggere il centro
Riuscito per buona parte della partita, molto meno nel finale.
Vincere i duelli
Il Napoli accetta la battaglia per lunghi tratti, ma nel finale perde quelli decisivi.
Il più evidente:
Badiashile-Thuram sul 2-2.
Ripartire senza paura
È stata l’arma migliore del Napoli.
Il problema nasce quando Allegri decide progressivamente di rinunciarvi.
Il dato del possesso non racconta una partita dominata dall’Inter
L’Inter chiude con:
62,9% di possesso
contro:
37,1% del Napoli.
Produce:
29 tiri
contro:
16.
Ma il Napoli porta comunque 7 conclusioni nello specchio, soltanto una in meno delle 8 dell’Inter.
Questo è un dato molto importante.
Perché dimostra che nonostante il grande divario nel possesso, il Napoli è riuscito a creare occasioni reali.
La squadra di Allegri non aveva bisogno di dominare il pallone.
Aveva bisogno di essere più cinica.
E soprattutto di non rinunciare completamente ad attaccare sul 2-0.
Una sconfitta completamente diversa da quella contro il Como
Questo punto è fondamentale.
Contro il Como il Napoli aveva perso perché:
aveva subito il palleggio
aveva sofferto la pressione
aveva creato troppo poco
era apparso passivo
Contro l’Inter è successo qualcosa di quasi opposto.
Il Napoli:
ha giocato
ha creato
ha segnato due gol
ha avuto occasioni per farne altri
ha difeso bene per lunghi tratti
Poi ha perso perché non è riuscito a gestire il vantaggio.
Sono due sconfitte.
Ma raccontano due problemi differenti.
Non è ancora il Napoli di Allegri
Ed eccoci alla conclusione inevitabile.
Dopo tre giornate non possiamo ancora vedere una vera identità stabile.
Contro il Genoa:
Napoli in difficoltà, ma capace di vincere attraverso i cambi.
Contro il Como:
Napoli passivo e incapace di trovare soluzioni.
Contro l’Inter:
Napoli aggressivo, verticale e pericoloso, ma incapace di gestire un doppio vantaggio.
Tre partite.
Tre versioni differenti.
È questo probabilmente il problema principale.
Il Napoli non ha ancora una forma definitiva.
Allegri deve capire quale Napoli vuole costruire
La partita di San Siro offre però un’indicazione.
Il Napoli migliore non è stato quello con cinque difensori dentro la propria area.
È stato quello capace di:
difendere compatto
recuperare
verticalizzare
attaccare rapidamente
portare Højlund dentro la partita
Quando ha fatto questo, ha messo in enorme difficoltà la squadra probabilmente più forte del campionato.
Quando ha smesso di farlo, ha chiamato l’Inter dentro la propria area.
Ed è stato punito.
Il problema dei cambi diventa centrale
Allegri dovrà riflettere soprattutto sulla gestione delle sostituzioni.
Non perché ogni cambio sia stato automaticamente sbagliato.
Ma perché l’effetto complessivo è stato evidente.
La squadra ha perso progressivamente:
velocità
profondità
possibilità di risalire
qualità nella gestione
Il passaggio al 5-4-1 non ha portato la solidità desiderata.
Ha invece trasformato il Napoli in una squadra quasi esclusivamente reattiva.
E contro un’Inter che continuava ad aumentare il proprio peso offensivo, è diventato un rischio enorme.
Anche il mercato lascia qualche interrogativo
La partita mette inoltre in evidenza alcuni limiti della rosa.
L’assenza di McTominay pesa enormemente.
Anguissa è costretto a disputare praticamente tutta la partita.
Højlund sembra difficilmente sostituibile senza modificare completamente il modo di attaccare.
Badiashile arriva dopo un periodo con poco ritmo partita e viene immediatamente inserito in uno dei momenti più delicati della gara.
Il Napoli ha alternative.
Ma non tutte sembrano oggi offrire lo stesso livello dei titolari.
Contro l’Inter questa differenza è diventata evidente.
Adesso arriva subito l’Arsenal
E forse questa è contemporaneamente la cosa peggiore e migliore per il Napoli.
Non c’è tempo per pensare troppo alla sconfitta.
Mercoledì arriva:
Napoli-Arsenal.
Champions League.
Un’altra partita di altissimo livello.
Un altro avversario capace di punire ogni errore.
Ma anche l’occasione immediata per dimostrare che San Siro non ha lasciato soltanto rimpianti.
Perché qualcosa di buono il Napoli lo ha mostrato.
Molto più che contro il Como.
Ora Allegri deve riuscire a conservarlo per novanta minuti.
Napoli rimandato, ma la strada può essere quella vista per un’ora
La seconda sconfitta consecutiva pesa.
Tre punti dopo tre giornate non rappresentano certamente la partenza immaginata.
Ma il risultato non deve cancellare ciò che si è visto.
Per oltre un’ora il Napoli è stato capace di mettere seriamente in difficoltà l’Inter a San Siro.
Ha segnato due volte.
Ha costruito altre occasioni.
Ha finalmente sfruttato la profondità.
Ha trovato Højlund.
Ha giocato con personalità.
Poi ha smesso di farlo.
Ed è lì che Allegri dovrà intervenire.
Perché il vero problema non è aver scelto di difendere.
È aver smesso quasi completamente di rappresentare una minaccia offensiva.
L’Inter ha sentito che il Napoli stava arretrando.
Ha aumentato il ritmo.
Ha portato uomini nell’area.
E alla fine ha ribaltato la partita.
Il Napoli di Allegri ancora non esiste completamente.
Ma per circa un’ora a San Siro ne abbiamo forse visto:
il primo vero abbozzo.
Ora bisogna capire se Allegri riuscirà a costruirci sopra.