Il Napoli cade ancora.
Dopo le sconfitte contro Como e Inter, arriva anche il ko all’esordio in Champions League contro l’Arsenal.
Al Maradona finisce:
Napoli 0-1 Arsenal.
Decide Martin Ødegaard al 75’, al termine di una partita nella quale gli azzurri hanno provato a restare dentro la gara, hanno difeso con ordine per lunghi tratti, ma hanno sofferto la qualità e il controllo territoriale della squadra di Mikel Arteta.
Dopo il nostro Focus Napoli-Arsenal: cosa cambia dalla Serie A alla Champions, le chiavi tattiche di Napoli-Arsenal e le probabili formazioni della sfida, il campo ha dato le prime risposte sul Napoli europeo di Allegri.
Il risultato lascia inevitabilmente amarezza.
Ma rispetto ad altre partite di questo inizio stagione, il Napoli ha mostrato anche qualcosa di diverso.
Più attenzione.
Più compattezza.
Più capacità di resistere.
Il problema è che in Champions questo non basta.
Serve anche riuscire a creare.
E contro l’Arsenal, soprattutto nella ripresa, gli azzurri hanno progressivamente perso campo.
Il primo tempo è equilibrato, ma l’Arsenal crea di più
La prima parte di gara è molto più equilibrata di quanto si possa immaginare guardando soltanto il risultato finale.
Il Napoli prova a giocare.
Al 3’ Gilmour tenta subito una verticalizzazione per Højlund.
Al 9’ arriva una delle migliori transizioni azzurre:
Højlund attacca lo spazio.
Serve Alisson Santos.
Il brasiliano conclude da posizione defilata ma non trova la porta.
È un’azione interessante.
Perché ripropone uno dei principi che avevamo indicato nelle chiavi tattiche di Napoli-Arsenal:
recuperare e attaccare rapidamente prima che l’Arsenal riesca a ricompattarsi.
De Bruyne prova a prendere in mano il Napoli
Al 16’ Kevin De Bruyne trova spazio dai venti metri.
Calcia.
Poco dopo Politano prova a sorprendere Raya dalla destra.
Non sono occasioni clamorose.
Ma dimostrano che il Napoli non entra in campo con l’idea di difendere soltanto.
De Bruyne, alla prima vera occasione da titolare, prova a offrire ciò che Allegri cercava:
qualità tra le linee.
Verticalizzazioni.
Possibilità di accelerare la manovra.
L’Arsenal trova però più continuità
Il problema è che l’Arsenal produce più volume.
Merino va vicino al gol di testa.
Saka crea diversi pericoli.
Ødegaard inizia progressivamente a trovare spazio.
Al 44’ proprio il norvegese inventa una grande palla per Saka, che si presenta davanti a Meret ma sbaglia incredibilmente la conclusione.
È uno degli episodi che anticipa ciò che succederà nella ripresa.
Quando Ødegaard riesce a ricevere con tempo e spazio, l’Arsenal cambia velocità.
Meret tiene il Napoli dentro la partita
Alex Meret è uno dei protagonisti del primo tempo.
Al 13’ risponde ad un tentativo acrobatico.
Al 22’ interviene sulla conclusione di testa di Merino.
Più in generale, dà sicurezza alla squadra in una fase nella quale l’Arsenal comincia a produrre più occasioni.
Ma c’è anche un problema fisico.
Meret accusa un fastidio muscolare agli adduttori.
Allegri decide di aspettare l’intervallo.
E al rientro in campo arriva il cambio.
Milinkovic-Savic entra all’intervallo
Al 46’:
fuori Meret.
Dentro Milinkovic-Savic.
Una sostituzione forzata.
E un altro problema da gestire per Allegri in un momento già complicato della stagione.
La ripresa cambia completamente
Il secondo tempo ha un andamento molto più netto.
L’Arsenal aumenta il ritmo.
Aumenta il possesso.
Aumenta la presenza nella metà campo del Napoli.
Nei primi quindici minuti della ripresa i Gunners arrivano addirittura all’80,6% di possesso palla.
È il momento nel quale il Napoli comincia a perdere il controllo della gara.
Non perché difenda male.
Ma perché non riesce più a uscire.
Il problema non è soltanto difendere
Questo è probabilmente il punto più importante dell’intera partita.
Il Napoli riesce spesso a chiudere gli spazi.
Rrahmani gioca una gara molto attenta.
La linea difensiva regge.
Ma quando recupera il pallone, gli azzurri faticano a trasformare il recupero in qualcosa di offensivamente utile.
Troppi palloni vengono riconsegnati all’Arsenal.
Troppi possessi finiscono rapidamente.
E quando una squadra di questo livello continua a tornare nella tua metà campo, prima o poi il rischio aumenta.
Højlund resta troppo isolato
Højlund prova a dare profondità.
Al 62’ riesce anche a costruirsi una situazione interessante, ma viene contrastato al momento della conclusione.
Nel complesso, però, riceve troppo poco.
E questo è un problema che continua a ripetersi.
Contro Como e Inter aveva segnato.
Contro l’Arsenal, invece, viene servito raramente in condizioni favorevoli.
Se il Napoli non riesce ad accompagnare l’azione con più uomini, il danese finisce per combattere quasi sempre da solo.
Allegri cambia al 58’
Al 58’ arrivano due sostituzioni.
Escono:
Alisson Santos
Politano
Entrano:
Favasuli
Vergara
Per Favasuli è addirittura l’esordio assoluto in Champions League.
L’idea sembra essere quella di aggiungere energia.
Più corsa.
Più possibilità di accompagnare le transizioni.
Ma l’Arsenal continua a tenere il pallino del gioco.
Vergara prova a dare ritmo
L’ingresso di Vergara porta movimento.
È coerente con quello che avevamo analizzato prima della partita.
Il giovane centrocampista può essere utile quando serve:
pressione
mobilità
aggressività
capacità di occupare più zone
Ma contro un Arsenal ormai stabilmente nella metà campo del Napoli, anche il suo impatto diventa difficile.
Arteta cambia e aumenta ancora il livello
Al 65’ l’Arsenal inserisce:
Tzolis
Bruno Guimarães
Poi al 73’ arrivano:
Havertz
Madueke
La qualità dalla panchina cambia ulteriormente la partita.
E ancora una volta emerge una differenza importante rispetto al Napoli.
I cambi dell’Arsenal aggiungono:
palleggio
velocità
peso offensivo
soluzioni tra le linee
Il gol arriva al 75’
Alla fine l’Arsenal passa.
Tzolis trova lo spazio.
Serve Ødegaard.
Il norvegese calcia.
Il pallone tocca il palo interno e finisce in rete.
0-1 Arsenal.
È il gol che decide la partita.
E non è casuale che arrivi proprio da Ødegaard.
Ødegaard decide la partita da vero regista offensivo
La UEFA lo nomina migliore in campo.
E i numeri spiegano perfettamente perché.
Oltre:
100 passaggi
4 occasioni create
1 gol
È stato il giocatore che più di tutti ha dato ordine e creatività all’Arsenal.
Il Napoli aveva individuato il problema.
Ma limitarlo per novanta minuti era estremamente complicato.
Alla fine, proprio una sua giocata decide la partita.
Arsenal dominante nel volume offensivo
I numeri finali sono piuttosto chiari.
L’Arsenal chiude con:
26 conclusioni
e
608 passaggi.
Entrambi rappresentano numeri enormi per una trasferta di Champions.
Il possesso finale è:
Arsenal 57,7%
Napoli 42,3%.
Il dato del possesso, da solo, non sarebbe necessariamente drammatico.
Il problema è il volume offensivo.
Ventisei tiri concessi sono troppi.
Il Napoli difende meglio, ma concede comunque troppo
Qui emerge il paradosso della serata.
Allegri nel post-partita sottolinea che la squadra ha difeso bene.
E in parte ha ragione.
La linea è stata più ordinata.
I reparti sono rimasti più vicini.
Il Napoli ha mostrato maggiore attenzione rispetto a Como e Inter.
Ma c’è una differenza tra:
difendere bene
e
difendere troppo.
Se l’avversario produce ventisei conclusioni, significa che la struttura ha retto a lungo, ma è stata sottoposta ad una pressione enorme.
Rrahmani è uno dei migliori
Tra le note positive c’è sicuramente Amir Rrahmani.
Il centrale gioca una partita autoritaria.
Legge bene diverse situazioni.
Tiene la posizione.
Aiuta la linea a resistere nei momenti di maggiore pressione.
È probabilmente uno dei giocatori che escono meglio da questa partita.
Ma ancora una volta il problema nasce prima.
Se l’avversario arriva continuamente negli ultimi trenta metri, anche una buona prestazione difensiva rischia di non essere sufficiente.
Nel finale Allegri cerca più peso offensivo
Al 77’ arrivano altri due cambi.
Escono:
Højlund
Lobotka
Entrano:
Lucca
Neres
Il Napoli prova ad aumentare il peso offensivo.
Ma perde contemporaneamente due riferimenti importanti.
Højlund per la profondità.
Lobotka per la gestione.
La squadra diventa più diretta.
Ma non riesce realmente a mettere l’Arsenal sotto pressione.
Neres non riesce a cambiare la partita
David Neres entra dopo i problemi fisici dei giorni precedenti.
Ma non riesce a incidere.
Il Napoli avrebbe bisogno di:
uno contro uno
accelerazioni
qualità negli ultimi metri
L’Arsenal, però, continua a difendere con grande attenzione.
Milinkovic-Savic salva il Napoli nel finale
All’84’ il portiere serbo evita il raddoppio.
Madueke si presenta praticamente davanti alla porta.
Milinkovic-Savic salva.
La palla arriva poi a Tzolis.
Conclusione a botta sicura.
Rafa Marin riesce a opporsi.
Il Napoli resta vivo.
Havertz segna, ma è fuorigioco
Nel recupero l’Arsenal trova anche il 2-0.
Havertz segna.
Ma la rete viene annullata per fuorigioco.
Finisce quindi:
Napoli 0-1 Arsenal.
Il problema offensivo torna evidente
Ed eccoci al punto più delicato.
Contro l’Inter il Napoli aveva creato molto.
Aveva segnato due gol.
Aveva avuto occasioni per realizzarne altri.
Contro l’Arsenal, invece, la produzione offensiva torna ad essere limitata.
De Bruyne prova.
Politano prova.
Alisson trova qualche spazio.
Højlund combatte.
Ma il Napoli non riesce a costruire una pressione offensiva realmente continua.
È questo che dovrà preoccupare Allegri.
Difendere meglio non basta
Dopo la partita Allegri sottolinea un aspetto importante:
se il Napoli avesse difeso con la stessa attenzione anche contro Como e Inter, probabilmente quelle partite avrebbero avuto uno sviluppo differente.
È una considerazione comprensibile.
Ma il punto successivo è altrettanto importante.
Contro l’Arsenal il Napoli:
ha difeso meglio
ma
ha creato troppo poco.
Il prossimo passo deve essere unire le due cose.
Il Napoli deve trovare equilibrio tra prudenza e ambizione
Questo è probabilmente il grande tema delle prime settimane di Allegri.
Contro il Como:
troppo passivo.
Contro l’Inter:
molto più pericoloso, ma incapace di gestire il vantaggio.
Contro l’Arsenal:
più solido, ma meno incisivo.
Tre partite consecutive.
Tre problemi differenti.
Il Napoli non ha ancora trovato il proprio equilibrio.
Le nostre chiavi tattiche: cosa è successo davvero
Prima della partita avevamo individuato alcuni punti precisi.
Non abbassarsi troppo
Riuscito soltanto a tratti.
Nel primo tempo il Napoli riesce a mantenere una certa presenza offensiva.
Nella ripresa viene invece progressivamente schiacciato.
De Bruyne tra le linee
Parzialmente riuscito.
Il belga prova a dare qualità, soprattutto nel primo tempo, ma l’Arsenal riesce progressivamente a limitarne gli spazi.
Højlund in profondità
Troppo poco.
Alcuni movimenti ci sono.
Ma il danese viene servito raramente in condizioni realmente favorevoli.
Equilibrio a centrocampo
Buono nel primo tempo, molto più difficile nella ripresa.
Gilmour, Lobotka e De Bruyne offrono qualità, ma quando l’Arsenal aumenta il ritmo emerge la difficoltà nel recuperare terreno.
Difendere prima dell’area
Meglio rispetto alle gare precedenti.
Ma non abbastanza da impedire all’Arsenal di arrivare a ventisei conclusioni.
Vergara come arma della ripresa
Utilizzato.
Porta energia, ma non riesce a modificare completamente l’inerzia.
Conservare una minaccia offensiva
È il vero problema.
Quando l’Arsenal aumenta la pressione, il Napoli perde quasi completamente la capacità di risalire.
Il dato dei corner racconta il territorio
C’è un numero molto semplice che racconta bene la partita:
Napoli 0 corner.
Arsenal 6.
Non spiega tutto.
Ma racconta dove si è giocata gran parte della gara.
Il Napoli è riuscito raramente a costringere stabilmente l’Arsenal vicino alla propria area.
Lang fuori per motivi disciplinari
La vigilia aveva indicato Noa Lang come possibile titolare.
Alla fine non è nemmeno in distinta.
Il direttore sportivo Giovanni Manna ha spiegato prima della partita che il giocatore aveva avuto un comportamento non ritenuto idoneo durante l’allenamento.
Lang si sarebbe poi scusato con il gruppo e tornerà a disposizione dalla prossima partita.
È un episodio che Allegri e il club dovranno gestire rapidamente.
Perché il Napoli ha bisogno anche delle sue qualità offensive.
Terza sconfitta consecutiva
Il dato finale pesa.
Como.
Inter.
Arsenal.
Tre sconfitte consecutive.
In Champions il Napoli parte quindi con:
0 punti.
E il risultato aumenta inevitabilmente la pressione intorno alla squadra.
Non è ancora il momento per parlare di stagione compromessa.
Siamo soltanto all’inizio.
Ma è certamente arrivato il momento di trasformare le indicazioni positive in risultati.
La prestazione non è da buttare
Ed è importante non cadere nell’eccesso opposto.
Il Napoli non ha disputato una partita disastrosa.
Ha resistito.
Ha mantenuto la gara aperta fino alla fine.
Ha affrontato una delle squadre più forti d’Europa.
Allegri stesso ha parlato di una buona prestazione, sottolineando soprattutto l’equilibrio del primo tempo.
Il problema è che adesso:
le buone prestazioni devono iniziare a produrre punti.
Tre sconfitte diverse, un unico problema
Contro il Como il Napoli aveva perso:
subendo il palleggio.
Contro l’Inter:
sprecando un doppio vantaggio.
Contro l’Arsenal:
resistendo ma producendo troppo poco.
Sono sconfitte molto diverse.
Ma hanno un elemento comune.
Il Napoli non riesce ancora a controllare l’intera partita secondo il proprio piano.
Per un motivo o per un altro, ad un certo punto:
la partita sfugge.
Allegri deve trovare un’identità
Dopo queste prime gare la domanda diventa inevitabile.
Qual è il vero Napoli di Allegri?
Quello verticale visto a San Siro?
Quello prudente contro l’Arsenal?
Quello in difficoltà nel possesso contro il Como?
La risposta probabilmente non può essere una sola versione.
Una grande squadra deve saper fare più cose.
Ma deve anche avere alcuni principi riconoscibili.
Oggi il Napoli li sta ancora cercando.
Il prossimo passo: unire solidità e pericolosità
Contro l’Arsenal è migliorata la fase difensiva.
Questo è il punto dal quale ripartire.
Adesso bisogna aggiungere:
più capacità di risalire
più uomini vicini a Højlund
più presenza negli ultimi trenta metri
più continuità nel possesso offensivo
più coraggio quando si recupera il pallone
Il Napoli non può scegliere ogni volta tra:
difendere bene
oppure
attaccare bene.
Deve imparare a fare entrambe le cose.
Ora arriva il Bologna
Il calendario continua.
Domenica il Napoli tornerà in Serie A contro il Bologna.
E dopo tre sconfitte consecutive la partita assume già un peso importante.
Non perché sia decisiva per la stagione.
È troppo presto.
Ma perché il Napoli ha bisogno di:
ritrovare una vittoria.
Una vittoria per la classifica.
Per la fiducia.
E soprattutto per dare continuità al lavoro di Allegri.
Dopo questo post-match, sarà quindi naturale spostare subito il nostro focus sulla prossima partita, esattamente come abbiamo fatto nel passaggio da Inter-Napoli alla Champions.
Napoli-Arsenal lascia una lezione precisa
La Champions ha mostrato immediatamente il livello necessario.
L’Arsenal ha controllato.
Ha prodotto.
Ha insistito.
Ha aspettato il momento.
E alla fine ha colpito.
Il Napoli ha difeso.
Ha resistito.
Ha provato a ripartire.
Ma non è riuscito a fare abbastanza male.
Questa è probabilmente la lezione più importante.
Contro le grandi squadre non basta evitare gli errori.
Bisogna anche creare problemi.
Allegri ha ottenuto una squadra più ordinata rispetto alle precedenti uscite.
Adesso deve ottenere:
una squadra più completa.
Il Napoli esce sconfitto dal Maradona.
Ma la vera domanda non riguarda soltanto il risultato.
Riguarda quello che verrà dopo.
Perché dopo tre sconfitte consecutive, la prossima evoluzione deve essere molto semplice:
tornare a vincere.