Il Napoli cade al Maradona contro il Bologna e lo fa nel modo più doloroso possibile. Finisce 3-2 per la squadra di Vincenzo Italiano, decisiva nel recupero con il gol di Rowe dopo che gli azzurri erano stati capaci di rimontare l’iniziale doppio vantaggio rossoblù firmato da Bernardeschi e Orsolini. Le reti di Di Lorenzo e Alisson Santos avevano rimesso in piedi una partita che sembrava compromessa, ma il colpo finale del Bologna al 91’ cambia tutto e rinvia la festa Champions della squadra di Antonio Conte.
È una sconfitta che pesa moltissimo soprattutto per come arriva. Perché il Napoli aveva avuto la forza di rientrare in partita, aveva riacceso il Maradona e sembrava aver riportato il match dalla propria parte emotiva. Invece nel finale si è fatto colpire ancora, confermando una fragilità che nei momenti più pesanti della stagione continua a riemergere.
Bologna subito dentro la partita, Napoli costretto a inseguire
La gara si mette male abbastanza presto. Il Bologna entra con intensità, ritmo e personalità, mentre il Napoli prova a rispondere soprattutto con Alisson e con qualche iniziativa di McTominay. Ma al 10’ arriva il primo colpo: Bernardeschi porta palla, scambia e trova un diagonale mancino potente e preciso che batte Milinkovic-Savic. Il Bologna passa e fa subito capire di essere venuto al Maradona per giocarsela davvero.
Il Napoli prova a reagire, crea qualcosa con Giovane e con McTominay, ma resta troppo vulnerabile nelle letture difensive e nella gestione di certe situazioni. A metà primo tempo arriva così anche l’episodio che porta al 2-0: contatto tra Di Lorenzo e Miranda, richiamo del VAR e calcio di rigore trasformato da Orsolini. A quel punto la partita sembra scivolare pericolosamente fuori controllo.
Di Lorenzo la riapre, il Napoli rientra nel match
Nel momento più difficile, però, il Napoli trova il gol che gli permette di restare vivo. In pieno recupero del primo tempo, Di Lorenzo sfrutta un rimpallo in area e firma il 2-1. È una rete pesante, perché cambia l’umore del Maradona e soprattutto rimette la squadra di Conte in una posizione da cui si può ancora provare a risalire.
Quel gol dice anche altro: il capitano, tornato titolare dopo il lungo stop, si prende subito una responsabilità forte dentro una serata complicata. Ed è proprio da lì che il Napoli prova a ripartire nella ripresa.
Alisson pareggia, poi il Napoli non la chiude
Il secondo tempo si apre nel modo migliore per gli azzurri. Dopo appena tre minuti, Hojlund lavora bene un pallone e trova Alisson Santos, che di prima batte Pessina e firma il 2-2. Il Maradona esplode, il Napoli sembra avere in mano l’inerzia e per un momento la sensazione è che la partita possa davvero girare.
Alisson si conferma ancora una volta uno dei giocatori più vivi di questo finale di stagione. Il suo impatto offensivo, la sua intraprendenza e la sua capacità di incidere stanno diventando sempre più centrali nel Napoli di Conte. Il problema, però, è che il pareggio non viene trasformato in controllo pieno della gara.
Il Napoli spinge, prova ad accerchiare il Bologna, crea situazioni interessanti con Politano e McTominay, ma non trova il colpo del sorpasso. E in partite così, quando lasci tutto aperto fino alla fine, il rischio resta enorme.
Una partita che il Napoli non doveva perdere
C’è una frase che Conte ha usato nel post-partita e che racconta benissimo il cuore del problema: se una partita non puoi vincerla, non devi perderla. È esattamente ciò che è successo al Napoli. Dopo essere andato sotto 2-0, la squadra aveva fatto la parte più difficile, rimettendosi in carreggiata con carattere e qualità. Da lì in avanti, almeno un punto andava portato a casa.
Invece nel recupero arriva il colpo che gela il Maradona. Rowe raccoglie una respinta di Milinkovic-Savic e di prima intenzione trova la giocata vincente per il 3-2. È una rete che fa malissimo, perché arriva quando il Napoli sembrava aver quantomeno rimesso in sicurezza il risultato.
Alisson promosso, ma il Napoli continua a pagare caro gli episodi
Tra le note migliori della serata c’è ancora Alisson Santos. Segna, crea pericoli, attacca, si prende responsabilità. È uno dei pochi a dare davvero la sensazione di poter spaccare la partita con continuità. Anche Di Lorenzo, al netto dell’episodio del rigore, lascia un segnale importante col gol e con il suo ritorno dentro il cuore della squadra.
Più complicata invece la serata del resto del blocco offensivo. Hojlund lavora molto ma continua a restare senza gol, McTominay produce volume ma non riesce a incidere fino in fondo, mentre il Napoli in generale continua a dare l’impressione di poter essere colpito troppo facilmente nei momenti chiave.
Ed è proprio qui che nasce la delusione più grande: gli azzurri hanno segnato due gol, hanno tirato, hanno reagito, ma restano fragili quando la partita si sporca davvero.
Champions rinviata, tensione ancora aperta
Il ko contro il Bologna non permette al Napoli di festeggiare l’aritmetica qualificazione alla prossima Champions League. La squadra di Conte resta avanti nella corsa, ma vede assottigliarsi il margine e soprattutto si carica addosso altra tensione in vista del rush finale.
Questo rende la sconfitta ancora più pesante. Non solo per i tre punti persi, ma perché costringe il Napoli a vivere con maggiore pressione un finale che poteva essere gestito con più serenità. E dopo una partita così, resta inevitabilmente anche il rimpianto per una grande occasione sprecata.
Il Maradona si accende e poi si spegne
La sensazione della serata è forse tutta qui. Il Napoli va sotto, si rialza, riaccende lo stadio e sembra poter cambiare la storia della partita. Poi però non riesce a completare l’opera e nel finale si spegne di nuovo, lasciando al Bologna l’ultimo colpo.
Napoli-Bologna diventa così una di quelle sconfitte che fanno più male del semplice risultato. Perché arriva dopo una rimonta costruita, davanti al proprio pubblico, in una serata che poteva diventare una festa e che invece si trasforma in un’altra notte pesante da digerire.
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