Sabato sera al Ferraris comincerà finalmente la Serie A 2026/27.
Dopo settimane di preparazione, esperimenti e amichevoli, per il Napoli di Massimiliano Allegri arriverà il momento delle prime risposte vere.
Di fronte ci sarà il Genoa di Daniele De Rossi, squadra che può rendere la partita fisica, intensa e particolarmente scomoda soprattutto davanti al proprio pubblico.
Le indicazioni della vigilia portano verso due strutture differenti: 4-3-3 per il Napoli e 3-5-2 per il Genoa.
Ed è proprio dall’incrocio tra questi due sistemi che possono nascere alcune delle situazioni decisive della partita.
Dopo il Focus sull’avvicinamento a Genoa-Napoli e sul lavoro di Allegri verso l’esordio, entriamo ora nel dettaglio delle chiavi tattiche che possono orientare la sfida.
1. Attirare la pressione del Genoa e poi superarla
Una delle prime battaglie sarà sulla costruzione del Napoli.
Il Genoa potrebbe provare a non concedere una prima uscita troppo semplice agli azzurri, utilizzando gli attaccanti per indirizzare il possesso verso l’esterno e cercando poi di aggredire Lobotka.
Per Allegri, però, questa pressione può diventare anche un’opportunità.
Uno dei principi utilizzati dal tecnico è proprio quello di attirare l’avversario nella prima fase di costruzione per creare successivamente spazio alle sue spalle.
Il Napoli non dovrà quindi necessariamente accelerare immediatamente.
Meret, Rrahmani, Rafa Marin e Lobotka possono utilizzare il possesso basso per far avanzare il Genoa.
A quel punto diventerà fondamentale trovare rapidamente la verticalizzazione.
Se la prima pressione rossoblù viene superata, davanti al Napoli possono aprirsi spazi interessanti per McTominay, Politano e soprattutto Højlund.
Attirare → superare → verticalizzare.
Potrebbe essere il primo meccanismo importante della partita.
2. McTominay può attaccare lo spazio alle spalle del centrocampo
Il centrocampo sarà probabilmente la zona più importante del Ferraris.
Il Genoa può opporre densità e aggressività con una struttura a cinque, ma il Napoli dispone di caratteristiche molto differenti tra i propri centrocampisti.
Lobotka può guidare l’uscita.
Anguissa può dare fisicità e protezione.
Ma è McTominay quello che può creare il problema più difficile da risolvere.
Lo scozzese non deve essere costretto a ricevere sempre davanti alla linea del Genoa.
La sua forza emerge quando può partire da dietro e attaccare lo spazio.
Se Højlund riuscirà a occupare i centrali e Politano e Santos allargheranno la struttura difensiva rossoblù, potrebbero aprirsi corridoi proprio per gli inserimenti della mezzala.
E contro una difesa a tre questo tipo di movimento può essere particolarmente pericoloso.
Un centrale può uscire?
Un centrocampista deve seguirlo?
Oppure McTominay riesce ad arrivare davanti alla difesa senza essere preso?
Sono pochi metri, ma potrebbero decidere molto.
3. Højlund deve far correre all’indietro la difesa del Genoa
La terza chiave riguarda Rasmus Højlund.
Il Genoa proverà probabilmente a mantenere la squadra corta e aggressiva.
Il Napoli deve impedirgli di sentirsi troppo comodo nel portare la propria linea in avanti.
E per farlo serve una minaccia costante alla profondità.
Højlund possiede proprio questa caratteristica.
Non deve diventare soltanto un centravanti che riceve spalle alla porta.
Deve costringere i tre centrali rossoblù a preoccuparsi continuamente dello spazio alle loro spalle.
Una corsa anche senza ricevere il pallone può abbassare di qualche metro la difesa.
E quei metri possono essere preziosissimi per Lobotka, McTominay e gli esterni.
Qui può emergere una delle caratteristiche più tipiche del calcio di Allegri: non avere bisogno di lunghi possessi per diventare pericolosi.
Recupero o uscita dalla pressione, verticalizzazione e attacco immediato dello spazio.
Højlund può diventare il terminale perfetto di questo tipo di calcio.
4. Politano può essere l’equilibratore della partita
Molto dipenderà anche da Matteo Politano.
E non soltanto in fase offensiva.
Sul lato del Genoa può esserci una delle armi più pericolose della squadra di De Rossi: la capacità di utilizzare rapidamente le corsie dopo il recupero del pallone.
Norton-Cuffy, in particolare, può diventare pericoloso se trova campo per accelerare.
Per questo il lavoro di Politano può avere una doppia funzione.
Quando il Napoli attacca, deve costringere l’esterno del Genoa a pensare prima di tutto alla fase difensiva.
Quando invece gli azzurri perdono il pallone, deve aiutare immediatamente Di Lorenzo a impedire la transizione.
È uno dei motivi per cui Politano può diventare fondamentale nel calcio di Allegri.
Non soltanto dribbling, cross o conclusione.
Ma equilibrio.
Se il Napoli riesce a controllare quella fascia, toglie al Genoa una delle possibili vie più rapide per trasformare un recupero palla in un attacco pericoloso.
5. Non concedere al Genoa la partita che vuole
Questa potrebbe essere la chiave più importante di tutte.
Il Genoa ha interesse a trasformare la partita in:
duelli → seconde palle → transizioni → intensità → Ferraris.
Il Napoli, invece, deve evitare di entrare in una gara caotica.
Non significa necessariamente fare possesso per settanta minuti.
Significa scegliere quando accelerare.
Allegri difficilmente chiederà alla squadra di attaccare continuamente con tanti uomini lasciando enormi spazi alle proprie spalle.
Soprattutto considerando una difesa centrale che, nelle indicazioni della vigilia, dovrebbe essere composta da Rrahmani e Rafa Marin.
Il Napoli dovrà quindi mantenere sempre delle buone coperture preventive.
Quando uno dei terzini sale, qualcuno deve proteggere quello spazio.
Quando McTominay attacca l’area, Anguissa e Lobotka devono garantire equilibrio.
Quando viene perso il pallone, la prima decisione deve essere immediata:
riaggressione se possibile, oppure ricomposizione veloce.
Concedere al Genoa campo aperto sarebbe probabilmente il modo più semplice per complicarsi l’esordio.
La possibile arma dalla panchina: De Bruyne
C’è poi un elemento che potrebbe cambiare completamente il volto della partita.
Kevin De Bruyne.
Le indicazioni raccolte durante la settimana non lo collocano necessariamente tra i titolari.
Ma tatticamente questo può trasformarlo in un’arma ancora più interessante.
Immaginiamo un Genoa che per cinquanta o sessanta minuti abbia corso, pressato, accorciato e combattuto sulle seconde palle.
Con le distanze che inevitabilmente iniziano ad aumentare, inserire un giocatore capace di trovare verticalizzazioni e ultimo passaggio come De Bruyne può cambiare la partita.
Allegri potrebbe quindi non avere bisogno di forzare subito la presenza contemporanea di tutti i suoi centrocampisti.
Prima equilibrio.
Poi qualità.
E quando la partita si apre, utilizzare dalla panchina un giocatore capace di leggere uno spazio prima degli altri può diventare una soluzione decisiva.
Il duello tattico: chi riuscirà a imporre il proprio tipo di partita?
Alla fine Genoa-Napoli potrebbe essere deciso proprio da questo.
De Rossi proverà probabilmente a costruire una partita di intensità, pressione selettiva e transizioni.
Allegri avrà interesse a controllare i momenti della gara e sfruttare gli spazi che quella pressione può inevitabilmente lasciare.
Per il Napoli la strada può essere:
attrazione della pressione → uscita pulita → verticalizzazione → attacco della profondità.
Ma servirà equilibrio.
Perché ogni uomo portato oltre la linea del pallone può trasformarsi, in caso di perdita, in uno spazio utilizzabile dal Genoa.
Il Napoli parte con maggiore qualità individuale e più soluzioni.
Il Ferraris proverà a ridurre quella differenza.
E allora il primo vero test della stagione non sarà soltanto capire quanto è forte questo Napoli.
Sarà capire quanto velocemente il Napoli di Allegri ha già imparato a riconoscere i momenti della partita.
Sabato sera arriverà la prima risposta.