Il Napoli chiude la stagione al Diego Armando Maradona con una vittoria sofferta ma pesantissima. Basta il gol di Hojlund al 24’ per battere l’Udinese 1-0, blindare il secondo posto e accompagnare Antonio Conte verso un finale pieno di emozione, tra applausi, giro di campo e sensazioni da ultimo atto. Gli azzurri chiudono il campionato a quota 76 punti, con 23 vittorie, 8 pareggi e 7 sconfitte, oltre a 58 gol fatti e 36 subiti.
Non è stata una partita spettacolare, ma è stata una partita da gestire con maturità. E il Napoli, pur con qualche sofferenza e con diversi episodi complicati, l’ha portata a casa nel modo che serviva: vincendo, chiudendo bene il campionato e lasciando al Maradona una serata dal peso particolare.
Hojlund la sblocca, De Bruyne inventa
Il momento che decide il match arriva al 24’. De Bruyne, entrato dopo il problema fisico accusato da Alisson, inventa una palla verticale di altissimo livello per Hojlund, che corre verso la porta e batte Okoye in diagonale. È l’1-0 del Napoli, il dodicesimo gol in campionato per il centravanti danese e il sedicesimo stagionale complessivo.
È una rete che vale molto più del semplice vantaggio. Per Hojlund significa continuità dopo il gol ritrovato a Pisa. Per De Bruyne è l’ennesima dimostrazione di come basti un pallone pulito per cambiare il tono di una partita. Per il Napoli è il gol che permette di mettere la gara sul binario desiderato, pur senza chiuderla del tutto.
L’infortunio di Alisson cambia subito il piano
La partita del Napoli, però, era iniziata con un segnale diverso. Dopo appena sette minuti, Alisson si ferma per un problema muscolare e Conte è costretto a cambiarlo subito. Il brasiliano aveva già sfiorato il gol nei primissimi minuti, ma il suo pomeriggio dura troppo poco e lascia subito spazio a De Bruyne.
Questo episodio cambia il piano iniziale, ma allo stesso tempo consegna al Napoli il giocatore che poi inventerà l’assist decisivo. È uno di quei passaggi che raccontano bene le partite: una perdita importante, ma anche una soluzione di altissimo livello che riesce a compensarla immediatamente.
Meret tiene in piedi il Napoli quando serve
Se Hojlund firma il gol che decide la partita, Meret è il giocatore che tiene in equilibrio il match nei momenti più delicati. Già al 14’ salva tutto sulla botta mancina di Karlström, poi è ancora decisivo poco dopo la mezz’ora sulla conclusione ravvicinata di Atta. Due interventi importanti, puliti, da portiere pienamente dentro la gara.
In una partita in cui il Napoli non riesce mai davvero a chiuderla, la sua presenza pesa parecchio. È uno di quei pomeriggi in cui magari non fai dieci parate clamorose, ma le due o tre che servono le fai nel momento esatto in cui la squadra ne ha bisogno.
Il Napoli crea, ma non la chiude
Dopo il vantaggio, il Napoli ha diverse occasioni per indirizzare definitivamente il match. McTominay ci prova dal limite, poi nella ripresa si divora il possibile 2-0 su un’azione bellissima costruita da Hojlund, che scappa via sulla fascia ed entra in area prima di mettere in mezzo. Anche Politano ha due buone opportunità, una al 66’ e una al 75’, ma senza la precisione necessaria.
È questa la vera ombra della partita azzurra: il risultato resta aperto troppo a lungo. E quando lasci una partita viva fino agli ultimi minuti, basta un episodio per complicare tutto. Il Napoli ha meritato la vittoria, ma avrebbe potuto viverla con molta meno tensione.
L’Udinese resta dentro il match, poi resta in dieci
L’Udinese conferma di essere una squadra dura, fisica e fastidiosa. Non crea tantissimo, ma ogni tanto riesce a sporcare il ritmo della partita e a trascinare il Napoli in un finale più nervoso. Il punto di svolta arriva al 64’, quando Kabasele viene espulso dopo revisione VAR per un fallo violento su Hojlund. Da quel momento i friulani restano in dieci e il Napoli può gestire con un po’ più di tranquillità.
Anche così, però, gli azzurri non riescono a trovare il raddoppio. Restano padroni del gioco, ma non chiudono il discorso e devono accompagnare il risultato fino al triplice fischio.
Conte chiude col secondo posto e col Maradona in festa
Il dato finale conta parecchio: il Napoli chiude secondo con 76 punti, dietro un’Inter troppo superiore ma davanti a tutto il gruppo delle inseguitrici. E il materiale che hai caricato insiste proprio su questo, ricordando come un biennio da primo e secondo posto, più la Supercoppa, non si vedesse dai tempi del primo ciclo vincente del Napoli di Maradona.
Dentro questa serata c’è quindi molto più di un 1-0. C’è la chiusura di una stagione comunque forte, c’è il riconoscimento a un gruppo che ha tenuto nonostante assenze pesanti e passaggi complicati, e c’è soprattutto la sensazione di una separazione emotiva da Conte, accompagnata da applausi, cori e giro di campo finale. Il testo caricato lo racconta apertamente: il Maradona era tutto per Conte, che si è emozionato e ha salutato lo stadio con la squadra.
Una vittoria stretta, ma giusta
Napoli-Udinese non è stata una passerella. È stata una partita da lavorare, da proteggere, da chiudere anche senza avere sempre il controllo pieno. Il Napoli l’ha vinta con un lampo di qualità tra De Bruyne e Hojlund, con le parate di Meret e con una gestione abbastanza matura dei momenti più scomodi. Non è stato il Napoli più brillante, ma è stato un Napoli abbastanza solido da arrivare fino in fondo.
Ed è probabilmente la fotografia giusta di questo finale: meno scintille di altre serate, più sostanza, più peso del risultato che della forma.
Il sipario si chiude così
Alla fine, il campionato si chiude esattamente come il Napoli voleva chiudere la sua ultima notte al Maradona: con una vittoria, con il secondo posto, con la Champions già presa e con lo stadio in festa. Per questo Napoli-Udinese resta una partita simbolica. Non per il punteggio largo o per una prestazione travolgente, ma per quello che lascia: un obiettivo centrato, un allenatore salutato da protagonista e un pubblico che esce dallo stadio con la sensazione di aver chiuso comunque in alto.
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