Il Napoli non va oltre l’1-1 sul campo del Parma e rallenta la sua rincorsa nella parte alta della classifica. Al Tardini la partita si mette subito malissimo per gli azzurri, colpiti dopo appena 35 secondi dal gol di Strefezza. Da quel momento la squadra di Antonio Conte deve inseguire per tutta la gara, trovando il pareggio soltanto nella ripresa con McTominay ma senza riuscire a completare la rimonta.
È un risultato che lascia amarezza, soprattutto per il modo in cui è arrivato. Il Napoli ha avuto il controllo quasi totale del pallone, ha spinto a lungo, ha costruito una quantità enorme di pressione offensiva, ma ha pagato carissimo l’approccio iniziale e ha trovato davanti un Parma disposto a difendere il vantaggio con undici uomini dietro la linea della palla per larghi tratti del match.
Avvio shock: il Parma colpisce dopo 35 secondi
La partita del Napoli comincia nel peggiore dei modi. Dopo appena 35 secondi il Parma trova subito il vantaggio con Strefezza, servito dopo una giocata che sorprende la difesa azzurra. È un colpo durissimo, quasi un cazzotto, come lo definirà poi Conte nel post-partita.
Da lì in avanti il copione diventa subito chiarissimo: il Parma si abbassa, difende con un blocco bassissimo e prova a proteggere il vantaggio con ordine e sacrificio. Il Napoli invece è costretto a costruire contro una squadra già sistemata a protezione della propria area.
Tanto possesso, poca incisività nel primo tempo
Il Napoli prova a reagire subito, soprattutto con De Bruyne, Spinazzola e Hojlund, ma nel primo tempo la manovra resta troppo lenta e poco convinta. Gli azzurri girano palla, entrano spesso nella metà campo del Parma, ma fanno fatica a creare vere occasioni pulite.
Anguissa sfiora il pareggio di testa, Spinazzola si rende pericoloso, Hojlund prova a farsi trovare dentro l’area, ma la sensazione è che alla squadra manchi brillantezza negli ultimi metri. Il Parma si difende basso, sporca il ritmo e riesce a portare la gara esattamente dove voleva.
Il primo tempo si chiude così con il Napoli sotto di un gol, nonostante il lungo assedio territoriale. E il peso dell’approccio sbagliato diventa ancora più evidente.
Conte cambia e il Napoli cresce
Nella ripresa il Napoli entra in campo con un atteggiamento diverso. Conte interviene, inserisce Beukema già all’intervallo al posto di Juan Jesus e poi prova a cambiare ancora il peso offensivo della squadra con l’ingresso di Alisson Santos.
È proprio Alisson a dare una scossa evidente alla partita. Il brasiliano porta dribbling, accelerazione e una capacità diversa di rompere l’equilibrio contro una difesa schierata. Il Napoli diventa più aggressivo, più verticale, più minaccioso negli ultimi metri.
Al 60’ arriva finalmente il pareggio. Lobotka trova una perfetta imbucata, Hojlund fa da sponda di prima e McTominay conclude con precisione per l’1-1. È un gol che rimette tutto in equilibrio e dà al Napoli la sensazione di poter completare la rimonta.
McTominay ancora decisivo, ma non basta
Anche stavolta McTominay si conferma uno dei giocatori più pesanti del momento azzurro. Il suo inserimento, i tempi di attacco e la capacità di arrivare dentro l’area continuano a dare al Napoli una soluzione fondamentale nelle partite bloccate.
Il problema, però, è che dopo il pareggio gli azzurri non riescono a trasformare il dominio in vittoria. Continuano ad attaccare, costruiscono altre situazioni interessanti e sfiorano il gol del sorpasso in più di un’occasione, ma manca lucidità nell’ultimo tocco.
Alisson è il più pericoloso, con un mancino forte respinto da Suzuki e un altro tentativo che obbliga ancora il portiere del Parma a un intervento decisivo. Anche Elmas ha una chance enorme di testa, ma non riesce a trovare la porta. Nel finale il Napoli spinge, pressa alto e tiene il Parma schiacciato, ma non basta.
Un pareggio che pesa più per l’inizio che per il finale
Il Napoli lascia Parma con un punto che muove la classifica, ma che pesa come un’occasione mancata. Conte nel post-partita ha detto di avere poco da rimproverare ai suoi, se non l’approccio iniziale. Ed è probabilmente proprio lì che va cercata la chiave della gara.
Perché contro una squadra pronta a fare le barricate, concedere un vantaggio dopo 35 secondi significa cambiare completamente la natura della partita. Da quel momento in poi il Parma ha potuto abbassarsi, difendersi con tanti uomini e aspettare solo le ripartenze. Il Napoli ha reagito, ha anche rischiato qualcosa in transizione, ma ha dovuto giocare per novantacinque minuti dentro una gara salita male fin dal primo respiro.
Il sogno resta, ma si allontana
Il pareggio del Tardini non spegne del tutto il sogno, almeno nelle parole di Conte, ma certamente lo rende più complicato. Gli azzurri venivano da cinque vittorie consecutive e avevano l’occasione di mettere pressione davanti e allungare sulle rivali nella corsa Champions. Invece si portano a casa soltanto un punto.
Il dato più deludente non è tanto il controllo della gara, che c’è stato, ma il fatto che il Napoli non sia riuscito a tradurre quel dominio in una rimonta completa. Il possesso è stato nettamente azzurro, la pressione pure, ma in queste partite la differenza la fanno l’approccio, la concretezza e gli episodi.
Una lezione da portarsi dietro
Parma-Napoli lascia comunque un’indicazione chiara per questo finale di stagione. Il Napoli ha qualità, ha continuità, ha anche la forza per rimontare partite complicate. Ma non può permettersi di iniziare così. Perché contro squadre chiuse, organizzate e pronte a difendere basse, regalare subito un gol significa rendere tutto molto più difficile.
Gli azzurri tornano dal Tardini con il rimpianto di una grande occasione sprecata e con la sensazione di aver perso più due punti che guadagnato uno. Ora servirà ripartire subito, con più attenzione e con un approccio diverso, perché in un finale così corto ogni errore pesa il doppio.
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